
Cambiamenti nella
struttura cristallina dell’acciaio
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olte proprietà dell’acciaio dipendono dalla sua
struttura cristallina. Un riscaldamento o un raffreddamento del metallo possono
alterarne profondamente le caratteristiche, in conseguenza di piccoli
cambiamenti nella struttura cristallina. Charles F. Walton, un ingegnere
meccanico di Cleveland esperto in metallurgia, ha trovato un modo per
dimostrare quanto profondamente cambiano con il riscaldamento le proprietà
dell’acciaio comune, che è una lega binaria, formata cioè da due elementi.
Walton
scalda e raffredda un pezzo di corda da pianoforte lungo circa un metro e
mezzo. Sospende il filo orizzontalmente fra due morsetti sistemati su due
blocchi di legno e lo collega ad un autotrasformatore variabile toroidale, il
quale consente di regolare a piacere la corrente elettrica che attraversa il
filo. Per brevi periodi di tempo è possibile erogare una quindicina di Ampère a
circa 50 volt, una potenza ben superiore quella erogabile con continuità dal
trasformatore. Ma un erogazione breve non danneggia l’apparecchio.
La corrente
riscalda il filo tanto da farlo allungare e renderlo incandescente. Quando si
toglie la corrente, il filo cessa di essere incandescente e torna ad
accorciarsi. Durante questo processo accade il primo fatto strano. Per un
istante il filo torna incandescente e si allunga, poi riprende a raffreddarsi.
Per qualche motivo il metallo in corso di
raffreddamento libera
rapidamente un eccesso di energia.
Qual è la sua origine? Perché la liberazione di
energia non è continua nel corso di raffreddamento, ma presenta un picco?
Il secondo
problema ha a che fare con la velocità di raffreddamento del filo. Si riscalda
ancora il filo, si toglie la corrente e, per qualche secondo, si avvolge una
spugna umida intorno ad una parte del filo rovente. La sezione di filo bagnata
si raffredda rapidamente, mentre quella esposta all’aria richiede un tempo più
lungo. La parte raffreddata rapidamente diventa talmente fragile che si spezza
con le mani, mentre la zona di frattura è talmente dura da incidere il vetro.
La parte raffreddata lentamente, invece, si rompe con difficoltà e non incide
il vetro. Come influisce la velocità di raffreddamento sulla duttilità e la
durezza dell’acciaio?
Il terzo
problema concerne la proprietà magnetica del filo. A temperatura ambiente esso
viene attratto da un piccolo magnete posto vicino a esso. Quando invece il filo
è incandescente non si osserva alcuna attrazione. Perché le proprietà
magnetiche dipendono dalla temperatura? E, ancora, qual è la causa
dell’attrazione magnetica nel filo freddo?
Walton
consiglia di impiegare per gli esperimenti filo di diametro di 1,9 millimetri.
Un filo più sottile si ossida eccessivamente quando viene scaldato e serve solo
per pochi esperimenti. Occorre poi fare molta attenzione e non si deve toccare
il filo sotto tensione.
La
scarica può essere mortale.
I problemi posti da Walton si possono spiegare cominciando
a studiare il comportamento del ferro, che è il componente principale
dell’acciaio. Il ferro è una sostanza allotropica, può cioè resistere in
svariate forme cristalline. I cristalli si possono descrivere in base alla
struttura della più piccola unità ripetitiva di atomi che si può isolare entro
di essi. Ogni cristallo è costituito dalla giustapposizione di un gran numero
di tali “celle”. La cella elementare del ferro a temperatura ambiente è
costituita da un cubo con otto atomi ai suoi vertici, più uno al centro. Questa
struttura viene detta cubica a corpo centrato. Il ferro con cristalli aventi
tale cella elementare è detto ferro alfa o ferrite.
Il ferro è
costituito normalmente da moltissimi cristalli indipendenti, chiamati grani.
All’interno di ogni grano le celle elementari sono orientate in maniera
uniforme, ma l’orientamento dei singoli grani è casuale. I grani si formano
quando il ferro si raffredda e i cristalli cominciano a crescere intorno ai
loro centri di nucleazione. I cristalli continuano a crescere fino a quando
vengono a contatto l’uno con l’altro, formando una matrice di grani. Quando il
ferro viene riscaldato alla temperature di 910°C la struttura della cella
cristallina cambia da cubica a corpo centrato a cubica a facce centrate,
caratteristica del ferro gamma o austenite. Questa cella è costituita da un
cubo con gli atomi disposti ai vertici e al centro delle sei facce. Si hanno
ancora dei grani, ognuno dei quali è un cristallo con celle aventi orientamento
uniforme.
La trasformazione
da ferro alfa a ferro gamma richiede assorbimento di energia per la
ridisposizione degli atomi nella cella elementare. Un’altra forma di ferro, il
ferro delta, compare a temperature molto più elevate di quelle raggiungibili
con l’esperimento di Walton. Se poi si scalda il ferro a temperatura ancora più
elevata, il metallo fonde.
Quando si scalda il ferro alfa,
inizialmente l’aggiunta di energia fa semplicemente innalzare la temperatura. Quando
si raggiunge il punto di transizione, la temperatura deve rimanere costante
fino a che si è fornita sufficiente energia per la trasformazione completa dei cristalli
in ferro gamma. Solo a questo punto la temperatura può riprendere a salire,
sempre che si continui a fornire calore.
La trasformazione inversa avviene in
maniera simmetrica. Quando il ferro gamma viene raffreddato la sua tempera tura
si abbassa fino al punto di
transizione. Un'ulteriore sottrazione
di calore provoca solamente la conversione a ferro alfa. Solo quando la
conversione è completa la temperatura torna a diminuire.
La transizione tra ferro alfa e gamma è
simile a quella tra ghiaccio e acqua. Riscaldando il ghiaccio, la temperatura
aumenta fino al punto di fusione, dove rimane costante durante il completamento
del processo. Raffreddando l'acqua, la sua temperatura si mantiene intorno al
punto di congelamento fino a che la trasformazione in ghiaccio è completa. Solo
allora può ricominciare a diminuire.
La corda da pianoforte è composta
principalmente
da ferro alfa. Quando la si fa attraversare dalla corrente elettrica, le
collisioni degli elettroni con la struttura cristallina del filo producono
calore. A un certo punto si può avere la trasformazione in ferro gamma. Un ulteriore
riscaldamento fa sì che il filo cominci a irraggiare nella zona rossa dello
spettro visibile.
Quando si interrompe la corrente, il filo
si raffredda e l'emissione nel rosso scompare. Alla temperatura di transizione,
la riorganizzazione della struttura cristallina da cubica a facce centrate a
cubica a corpo centrato comporta una liberazione di energia che,
Momentaneamente, torna a innalzare la temperatura al punto di far riprendere
l'emissione di luce e l'allungamento del filo. Il fenomeno è di breve durata
perché l'energia liberata viene rapidamente dissipata per irraggiamento e per
convezione da parte dell'aria circostante. Il breve lampo di luce rossa
nell'esperimento di Walton è dovuto quindi all'energia liberata nella
transizione da ferro gamma a ferro alfa.
Per risolvere un altro dei problemi posti
dall'esperimento di Walton occorre considerare il contenuto in carbonio
dell'acciaio. Naturalmente esistono moltissime leghe diverse note sotto il nome
di acciaio. Qui ci riferiamo soltanto alla lega binaria costituita da ferro e
carbonio. Il suo studio si basa su un diagramma di fase del tipo presentalo
nella figura qui sotto. L'ordinata rappresenta la temperatura, mentre l'ascissa
corrisponde al contenuto in carbonio della lega. Quando il metallo è liquido,il
carbonio vi si discioglie rapidamente. Ma anche quando il metallo solidifica il
carbonio si può mescolare ai cristalli di ferro formando quella che viene detta
una soluzione solida. La solubilità del carbonio in tale matrice gioca un ruolo
importante nell'esperimento di Walton.

Il secondo diagramma di fase, rappresentato nella figura in alto, mostra
un punto in corrispondenza del quale il filo è nello stato di ferro gamma alla temperatura
di 1200 °C, mentre il contenuto di carbonio è lo 0,4 per cento. Il carbonio è
in soluzione all'interno del ferro gamma nel senso che è disperso uniformemente
nella struttura cristallina. Gli atomi di carbonio possono infilarsi entro gli
spigoli delle celle elementari dei cristalli. Dato che il contenuto in carbonio
è piccolo, solo poche celle lo contengono.
Il raffreddamento di questo acciaio è
rappresentato nella figura da una linea verticale che si estende dal punto
iniziale fino a una linea chiamata A 3. Questa linea segna la transizione tra
ferro gamma e alfa. Fino a che non si raggiunge il punto di transizione, la
rimozione di energia comporta una riduzione della temperatura del ferro, ma non
una variazione della sua struttura cristallina e della solubilità del carbonio
entro di essa. Appena raggiunta A3 parte del ferro gamma (principalmente quello
sulla superficie dei grani) si trasforma in ferro alfa.
A questo punto il carbonio è praticamente
insolubile nel ferro alfa (il suo limite di solubilità è solo lo 0.025 per
cento) e quindi la soluzione di carbonio nel ferro gamma si concentra. Nel
diagramma di fase la traiettoria di raffreddamento segue la linea A3,
muovendosi a destra verso il basso man mano che la formazione di ferro alfa fa
aumentare la concentrazione del carbonio nel ferro gamma. Mentre nel ferro puro
la transizione fra le strutture gamma e alfa avviene a una temperatura ben
definita, l'intervallo di temperature viene ampli-ato in presenza di carbonio.
A un certo punto si raggiunge la fine di A3,
alla temperatura di 723°C. Questo stato, detto eutettoide, corrisponde alla
massima concentra-zione possibile del carbonio entro il ferro gamma (0,8 per
cento). Una ulteriore rimozione di energia fa precipitare dalla soluzione strati
alterni di ferro alfa e di aggregati di carburo di ferro (Fe3C),
noto sotto il nome di cementite. Questa miscela di ferro e cementite viene
chiamata perlite. Dato che la continuazione del raffreddamento non altera
questa miscela, l'acciaio a temperatura ambiente ha una struttura perlitica.
II riscaldamento dell'acciaio fa per-correre il medesimo cammino in
senso inverso. La struttura perlitica persiste fino che si raggiunge
l'eutettoide, poi la cementite viene gradualmente trasformata in una soluzione
solida di ferro gamma e carbonio. Infine si ha la trasforma-zione del resto del
ferro alfa in gamma. Il cammino nel diagramma di fase si muove verso sinistra e
verso l'alto, lungo la linea A3.
Quando tutto il ferro alfa è stato
trasformato, si lascia tale linea e si muove verso l'alto, verticalmente. In
questa fase la struttura cristallina e la concentrazione del carbonio rimangono
invariati.
Quando l'acciaio nello stato di ferro
gamma ha un contenuto in carbonio inferiore allo 0,8 per cento dell'eutettoide.
esso viene definito ipoeutettoide. L'acciaio pereutettoide, caratterizzalo da
un contenuto in carbonio superiore allo 0,8 per cento, si raffredda in maniera
simile a quella appena descritta, a parte il fatto che inizialmente precipita
carburo di ferro anziché ferro alfa.
Poniamo di avere un acciaio con una
struttura gamma contenente l'I.2 per cento di carbonio. Raffreddandosi man
tiene costante il tenore di carbonio fino a che viene raggiunto un punto di
transizione, che giace sulla linea indicata con Acm nel diagramma di fase in
alto a destra nella pagina a fronte.
Raffreddando ulteriormente, non tutto il
carbonio può rimanere in soluzione nel ferro gamma. II raffreddamento obbliga
parte del carbonio, soprattutto ai margini dei grani di ferro gamma, a precipitare
sotto forma di carburo di ferro. Sul diagramma di fase il cammino di
raffreddamento segue la linea Acm muovendosi verso il punto eutettoide. Un
ulteriore raffredda-mento produce la precipitazione di perlite. A temperatura
ambiente l'acciaio contiene una notevole quantità di carburo di ferro mescolato
a perlite.
La corda da pianoforte nella struttura di
ferro gamma contiene circa lo 0.8 per cento di carbonio. Dopo essere stata
riscaldata al calor rosso, si raffredda abbastanza rapidamente da scendere
sotto la temperatura del punto eutettoide, fra i 350 e i 600 °C, senza che
avvenga alcuna trasformazione. A questo punto si trasforma improvvisamente in
perlite, liberando energia. Il filo manda un bagliore e si allunga momentaneamente.
Parte dell'allungamento è dovuto all'espansione termica conseguente al
riscaldamento durante la transizione strutturale; parte è dovuto all'espansione
prodotta dalla riorganizzazione della cella cristallina.
La solubilità del carbonio nel ferro di
pende principalmente dallo spazio disponibile per gli atomi di carbonio nella
cella elementare del ferro. Nella disposizione cubica a corpo centrato del
ferro alfa, un atomo di carbonio può disporsi lungo uno spigolo della cella o
al centro di una faccia. Dato che in entrambe le posizioni lo spazio
disponibile è più piccolo di un atomo di carbonio, questo deve spostare un
atomo di ferro posto in un vertice della cella. Nella figura in basso a
sinistra nella pagina a fronte vengono mostrate due posizioni possibili per un
atomo di carbonio che occupi uno spigolo. Se esso si forma tra gli atomi di ferro A e B, quest'ultimo si sposta a
destra. Se invece si dispone fra gli atomi
B e C, B viene spostato verso l'alto. In entrambi i casi lo spostamento di B
distorce la struttura del cristallo. Il carbonio è praticamente insolubile nel
ferro alfa perché lo spazio libero è poco e il suo inserimento nel reticolo, lo
distorce sensibilmente.
Nel ferro gamma il carbonio può inserirsi
solo lungo gli spigoli della cella cristallina. Benché questa possieda meno
punti di inserimento per gli atomi di carbonio di quanti siano presenti nella
struttura alfa, i vuoti lungo gli spigoli sono più grandi. La presenza del
carbonio provoca quindi una minore distorsione della struttura cristallina,
consentendo una maggiore solubilità.
La presenza di carbonio negli acciai è
dovuta principalmente alla sua capacità di renderli più resistenti. I grani di
ferro contengono sempre delle dislocazioni che interrompono la struttura
regolare dei cristalli ideali e quindi li indeboliscono. La presenza di
carbonio è utile perché impedisce il propagarsi delle dislocazioni.
Un'irregolarità molto comune è la dislocazione a spigolo. Consideriamo un cubo
regolare di ferro alfa, con ogni cella circondata da celle identiche. Facciamo
un taglio immaginario entro il cubo e forziamone le facce adiacenti a scorrere
in direzioni opposte per un tratto uguale al lato di una cella elementare. Il
cubo ora contiene una fila di atomi fuori allineamento con le
celle circostanti.
Tale dislocazione indebolisce il grano. Se
gli si applica una sollecitazione di taglio che tenda a far scorrere
ulteriormente le due parti del cristallo, la linea di dislocazione si muove
facilmente entro il grano. Normalmente i legami tra atomi adiacenti sono forti, ma gli atomi
fuori allineamento non sono legati
fortemente e possono venire spostati con sollecitazioni di taglio relativamente
piccole.
Quando il carbonio disciolto nel ferro a
temperatura elevata precipita sotto forma di cementite in seguito a
raffreddamento, tende a raccogliersi
negli spazi liberi in corrispondenza delle dislocazioni. In questo modo
diminuisce la probabilità che uno sforzo applicato dall'esterno possa far scorrere le dislocazioni lungo il
reticolo, con la conseguente frattura del grano. Quando il raffreddamento della
corda da pianoforte è lento, gli atomi di carbonio hanno il tempo di diffondere
per formare cementite in corrispondenza delle dislocazioni. Ciò rende il ferro
abbastanza duttile da poterlo piegare senza romperlo.
Quando invece il raffreddamento viene
accelerato applicando al filo caldo una spugna impregnata d'acqua, si blocca la
formazione della cementite. Il raffreddamento procede con tale rapidità che il
carbonio non ha il tempo di diffondere.
Inoltre solo parte del ferro può trasformarsi
in ferro alfa. Tale trasformazione è inizialmente veloce, ma rallenta
altrettanto in fretta. Quindi il tratto di filo di ferro raffreddato
rapidamente è costituito da poco ferro alfa e molto ferro gamma. Quasi tutti
gli atomi di carbonio sono bloccati sul posto. La miscela è una soluzione
soprasatura di carbonio, perché la concentrazione di questo elemento nel ferro
è maggiore di quella normalmente raggiungibile a temperatura ambiente.
La formazione di questa nuova struttura, chiamata martensite, non
richiede ne diffusione ne nucleazione. Essa deriva da un cambiamento spontaneo
della struttura cristallina del ferro gamma, con pochi atomi di carbonio
disposti lungo gli spigoli della cella elementare. Questa cambia da cubica a
facce centrate a tetragonale a corpo centrato. Gli atomi di carbonio presenti
nel ferro gamma non hanno tempo sufficiente per diffondere e rimangono
intrappolati dove si trovano. Essi deformano la struttura tetragonale della
nuova cella elementare.
Questa deformazione produce notevoli
tensioni interne nei grani di martensite. Essa è anche la causa della durezza
di tale fase, perché impedisce lo scorrimento delle dislocazioni entro i
singoli grani. Que- sto è il motivo per cui la martensite è sufficientemente
dura da riuscire a incidere il vetro. Essa è anche fragile, a causa delle molte
zone con elevata tensione interna presenti nei grani. Se si cerca di piegare il
filo. questo si spezza, a causa delle sue tensioni interne.
Il carbonio non è intrappolato
indefinitamente entro i grani di martensite. Esso però diffonde tanto
lentamente entro i cristalli di ferro da poterlo considerare in pratica
immobilizzato. Aumentando la temperatura della martensite. si fa crescere la
velocità di diffusione del carbonio. consentendogli di raccogliersi in piccoli
grani di cementite. Scaldandolo a sufficienza e per un tempo adeguato, il ferro
può assumere le proprietà della perlite. Il terzo problema sollevato dall'esperimento
di Walton concerne le proprietà magnetiche dei ferro. Si dice che il ferro è
ferromagnetico. Una proprietà fondamentale di tale classe di materiali è che
essi possiedono regioni, dette domini, dotate di campo magnetico. Il materiale
nel suo complesso può apparire non magnetizzato perché, normalmente, i campi
dei vari domini si annullano l'uno con l'altro.
Questo succede in una corda da pianoforte
fino a che non si avvicina un magnete. Il campo che esso produce allinea i
campi dei singoli domini in modo che la loro somma non sia più nulla.
Questo allineamento è dovuto principalmente a
variazioni nelle dimensioni dei domini. Quelli con campo magnetico pressappoco
parallelo a quello del magnete si ingrossano a spese di quelli il cui campo ha
un orientamento diverso.
Il
risultato di tale accrescimento è una forza attrattiva tra filo e magnete.
Quando la corda da pianoforte è a temperatura ambiente, l'attrazione è sufficiente
a farla muovere. A una temperatura caratteristica per il ferro gamma
l'attrazione scompare.
Quando si scalda il ferro, l'aumento di
temperatura è accompagnato da un aumento dell'agitazione degli atomi e delle molecole.
Tale agitazione tende a cancellare l'organizzazione del campo magnetico dei
domini. All'aumentare della temperatura, i campi magnetici dei singoli domini
si indeboliscono. A un certo punto l'organizzazione dei domini scompare
completamente. Tale evento si verifica alla temperatura che viene detta punto
di Curie, dal nome di Pierre Curie, che, nel
1894, scoprì che il ferro perde le sue proprietà magnetiche quando viene
scaldato oltre i 768 "C.
L'origine dei campo, magnetico in una
sostanza ferromagnetica non è ancora ben compresa. Sembra che quando un atomo
di ferro entra nel reticolo cristallino si ionizzi, ovvero perda uno o più
elettroni dai suoi orbitali più esterni, in conseguenza della vicinanza di
altri ioni ferro. Per quanto gli elettroni non siano completamente liberi, essi
sono abbastanza mobili da poter saltare da uno ione all'altro.
Ogni elettrone possiede un suo campo
magnetico. Per quanto l'origine di tale campo non sia nota. esso caratterizza
l'elettrone quanto la sua carica elettrica. Quando gli elettroni saltano da uno
ione ferro all'altro entro un cristallo di ferro, essi si influenzano
reciprocamente tramite quella che viene detta un'interazione di scambio. I
campi magnetici dei singoli elettroni si allineano nella medesima direzione.
Per avere una diversa orientazione del suo campo magnetico, un elettrone
dovrebbe possedere un sovrappiù di energia. Quindi l'organizzazione dei campi
dei diversi elettroni entro un domi-nio, che produce un campo magnetico
risultante non nullo del dominio stesso, è dovuta alla necessità di minimizzare
l'energia associata con l'interazione di scambio.
Aumentando la temperatura, l'agitazione
termica distrugge il comportamento cooperativo degli elettroni fino a quando,
al di sopra della temperatura di Curie, la struttura dei domini viene svuotata.
In corrispondenza di tale temperatura, i singoli elettroni possiedono ancora i
loro campi magnetici, ma questi non sono più organizzati. Se si avvicina un
magnete a un filo di ferro scaldato al di sopra della temperatura di Curie,
l'attrazione è molto debole. Il campo del magnete riesce ancora ad allineare i
campi di alcuni elettroni, ma tale allineamento non comporta risultati
macroscopici significativi, a causa dell'agitazione termica.
La perdita delle proprietà magnetiche può
venire seguita in un diagramma di fase. Consideriamo la periite di un acciaio a
basso tenore di carbonio. Quando viene scaldato al punto eutettoide e comincia
a ristrutturarsi m ferro gamma e carbonio,il ferro perde le sue proprietà
ferromagnetiche. Continuando a riscaldare lungo la linea A3, il ferro alfa
rimanente conserva le sue proprietà magnetiche fino alla temperatura di Curie.
A temperature maggiori nessuna fase del ferro rimane ferromagnetica.
Si potrebbero fare altre interessanti
osservazioni a proposito dell' influenza della temperatura sulla struttura
cristallina dell'acciaio. Mediante l'analisi microscopica di campioni attaccati
con mezzi chimici è possibile studiare la precipitazione del carburo di ferro.
Quando il ferro contiene più carbonio di quanto sia stato preso in
considerazione in questo articolo compaiono nuove strutture.
Lascio a
voi il compito di studiarle.